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LEGGI RAZZIALI. LA TESTIMONIANZA DEI LAGER NEL RACCONTO DI TERRACINA

LEGGI RAZZIALI. LA TESTIMONIANZA DEI LAGER NEL RACCONTO DI TERRACINA

?Facevo la quarta elementare; da un giorno all?altro la mia insegnante, cui volevo bene e che me ne voleva altrettanto, mi mise fuori dalla classe senza nessuna spiegazione. I miei amici d?infanzia sparirono tutti: le loro famiglie non volevano che i loro figli frequentassero un ebreo ? ha esordito così Pietro Terracina ? fummo duramente colpiti dalle leggi razziali promulgate dallo Stato italiano, che ci impedirono di vivere anche la normalità quotidiana: mio padre perse il lavoro e finimmo per essere costretti a nasconderci; durante la Pasqua del ?44 le SS finirono per trovarci, e la mia intera famiglia fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Un tempo ero un ragazzo felice, poi sono rimasto solo: tutta la mia famiglia è stata assassinata?. questo il racconto di Pietro Terracina, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, ospite d?onore nell?incontro che si è tenuto nella sala consiliare del comune di Nettuno, nell?incontro organizzato dall?istituto superiore Itis ?Luigi Trafelli? di Nettuno. La preside Lucia Colosimo e la professoressa Ylenia Burrini hanno accompagnato i ragazzi dell?istituto tecnico nella sala consiliare del palazzo municipale nettunese, dove ad attenderli c?erano l?assessore alla Pubblica Istruzione Giampiero Pedace e il presidente del consiglio comunale Nicola Burrini. Tutti in religioso e commosso silenzio, quando Terracina, ebreo di Roma che all?epoca delle leggi razziali frequentava le scuole elementari, che ha raccontato episodi, sensazioni, fatti e persone conosciute durante quel durissimo periodo. ?Vorrei che voi perpetuaste la memoria: il ricordo scompare con la persona che lo conserva, la memoria passa di gene-razione in generazione - ha concluso Terracina - non delegate mai a nessuno i vostri diritti e impegnatevi in prima persona per i figli che verranno dopo di voi?. Gli studenti hanno ringraziato l?anziano romano tributandogli, ad incontro concluso, un commosso applauso.