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PEDACE RIFLETTE CON GLI STUDENTI SULLA SHOAH

PEDACE RIFLETTE CON GLI STUDENTI SULLA SHOAH

Un momento di riflessione. Questo lo scopo dell?assessore alla Pubblica Istruzione di Nettuno Giampiero Pedace che ha scritto una lettera agli studenti dei plessi nettunesi in occasione della ricorrenza, il prossimo 27 gennaio della ?Shoah?, un termine che in ebraico significa distruzione, catastrofe, e con il quale si vuole indicare appunto lo stermino degli Ebrei ad opera della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. ?La Shoah ? ha scritto l?assessore ? è diventata, quindi, parte della memoria collettiva del popolo italiano, per ricordare le atrocità di cui può essere capace l'uomo e meditare sulle aberrazioni di ideologie che non riconoscono la dignità e la sacralità di ogni essere umano. Ad Auschwitz è stata trovata una pietra anonima, dove con un chiodo uno sconosciuto ha lasciato scritto "Chi mai saprà quello che mi è capitato qui?". Penso a quell?uomo o donna che l?ha scritto, penso che di lui o lei non sappiamo nulla, non il colore degli occhi, il carattere, la famiglia, sappiamo solo del suo lacerante dolore di credere di aver sofferto senza poterlo raccontare a nessuno. Questa è la grande tragedia della Shoah: il rischio dell?amnesia, la banalizzazione della violenza, i grandi numeri (6 milioni e mezzo di vittime nei lager nazisti) così astratti e assurdi da diventare quasi incomprensibili. Il trascorrere del tempo può rendere tutto opaco, dissolvere nel caos del presente ogni traccia del passato. Questa pietra, invece, silenziosa, ma assordante nella tragedia peggiore - quella di essere dimenticati - ci spinge a ricordare, a fare di questo Giorno della Memoria, che si celebra nel nostro Paese, un momento alto di riflessione e condivisione. La ?Shoah?, lo sterminio di milioni di persone colpevoli di essere ebrei, omosessuali, testimoni di Geova, zingari, disabili, dissidenti politici, deportati civili e militari, ci porta ad un ricordo di ciò che è perfino indicibile nella sua enormità, ma che rischia di essere altre volte ripetuto per nuovi odi razziali, o di essere revisionato, come si dice oggi, e perfino giustificato. Per questo il Giorno della Memoria ha anche un valore forte di ritorno ai valori della nostra civiltà, quando essa sa usare parole di pace, di tolleranza, di rispetto reciproco, di comune sentire il destino del mondo. La tragedia vissuta dai popoli d'Europa dal 1933 al 1945 ammonisce gli uomini a riconoscere per tempo i pericoli che minacciano la famiglia umana. Discriminazione razziale, fanatismo politico e religioso, violenza e arbitrio, guerra, fame, sottosviluppo, sfruttamento e malattie mietono ancora vittime in tante parti del globo. In Italia, ancora oggi, si verificano episodi di razzismo ed antisemitismo che meritano la massima attenzione da parte di tutti. Pensate ai vergognosi striscioni allo stadio, alla profanazione di tombe ebraiche, alle svastiche che compaiono sui muri delle città. Pensate a quante volte, anche tra voi giovani le parole ?negro?, ?ebreo?, ?extracomunitario?, ?zingaro? assumono un significato negativo o vengono utilizzate come insulto. Non possono e non devono più rappresentare la bravata del momento, lo scherzo fatto per passare il tempo e vincere la noia: non più, dopo le tragedie che si sono verificate nella storia più o meno recente dell?umanità. Ricordare, dunque, non solo per capire i pericoli e riconoscere le ingiustizie, ma per combatterle, in un grande movimento che unisca tutti gli uomini in un vincolo di solidarietà verso mete di pace, di uguaglianza, di libertà e di giustizia. La scuola è, per eccellenza, il luogo nel quale la memoria si intreccia con l?aspirazione di un mondo che va verso un futuro migliore. Se saprete ? ha concluso ? cominciando dal vostro ambiente scolastico, dalla cerchia degli amici, portare un messaggio di tolleranza, di rispetto per la diversità che è ricchezza, se approfondirete la lezione del passato isolando i violenti e i facinorosi, si aprirà per voi una stagione di speranza e di pace?.