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IN PIAZZA PER MANIFESTARE CONTRO GLI ATTI RAZZISTI

IN PIAZZA PER MANIFESTARE CONTRO GLI ATTI RAZZISTI

Tante le persone scese in piazza nel pomeriggio di ieri per manifestare contro l'atto dei tre giovani aggressori di Navte Singh, indiano di 35 anni. Tanti i colori delle bandiere sventolate in segno di protesta al gesto razzista dei tre "drughi" che si sono "divertiti" a scaricare la propria violenza su un debole, proprio come nel famoso film di Stanley Kubrick, Arancia Meccanica. I giovani aggressori hanno confessato di non aver agito guidati da ideali razziali, ma per puro divertimento, per cercare "emozioni forti". "A questo punto, si deve riconoscere che esiste un problema di fondo - dice Marco Bordacconi (Rifondazione Comunista), che è stato tra i coordinatori della manifestazione antirazzista di domenica pomeriggio - un problema non più legato a colori politici, ma alla società, al malessere interiore della società. Viviamo in una città in cui mancano strutture: cinema, biblioteche, luoghi d'incontro e i giovani, così come gli adulti, senza stimoli, finiscono per sposare atteggiamenti eclatanti. Magari i tre aggressori di ieri avrebbero ugualmente compiuto il loro gesto, ma il vero problema è che quel giovane indiano non sarebbe dovuto essere lì, alla stazione. Doveva avere un posto in cui potersi riposare". Dopo l'onda nera del commissariamento per infiltrazione mafiosa, Nettuno si è sentita in dovere di scendere in piazza ieri pomeriggio, per manifestare il proprio dissenso nei confronti di atti barbarici che la segnano agli occhi dell'intera nazione. "In piazza c'era anche la comunità indiana - continua Bordacconi - intervenuta numerosa e risentita. Sono loro, in questo momento, i più colpiti dal terribile gesto, non solo per la perdita di un amico, ma per la paura che si possano ripetere azioni simili". Società malata o gesto razzista "siamo arrivati alla frutta", per usare ancora le parole di Marco Bordacconi, siamo giunti ai limiti dell'assurdo, del paradossale e, improvvisamente, le immagini forti di Arancia Meccanica, che nel 1971 avevano disgustato l'opinione pubblica, diventano sempre più specchio di una società votata all'esasperata violenza.