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GIOVANNI PALATUCCI, IL 'QUESTORE GIUSTO'. INAUGURATA IN SUO ONORE UNA TARGA NEL PARCO NETTUNESE. A CELEBRARLO TUTTE LE AUTORITA'

GIOVANNI PALATUCCI, IL 'QUESTORE GIUSTO'. INAUGURATA IN SUO ONORE UNA TARGA NEL PARCO NETTUNESE. A CELEBRARLO TUTTE LE AUTORITA'

E' stato ricordato con una cerimonia intensa questa mattina a Nettuno Giovanni Palatucci, l'ultimo dei questori di Fiume, morto il 10 febbraio 1945 nel campo di concentramento di Dachau.
65 anni dopo, in occasione della Giornata della Memoria, il comune di Nettuno ha scelto di intitolare nel parco Palutucci a Loricina una targa in onore del commissario di polizia nato a Montella (Av) il 31 gennaio del 1909 e ricordato per aver salvato circa 5mila ebrei durante il nazismo sacrificando la sua stessa vita grazie al suo incarico da commissario che gli permise di proteggerli dalle leggi razziali e dai campi di concentramento.
Svolto nel 1930 il servizio militare a Moncalieri come allievo ufficiale di complemento, iscritto al Partito Nazionale Fascista, Palutacci nel 1932 consegue la laurea in giurisprudenza a Torino. Nel 1936 giura come volontario vice commissario di pubblica sicurezza e nel 1937 viene trasferito alla questura di Fiume come responsabile dell'ufficio stranieri e poi come commissario e questore reggente.
Potendo aiutare gli ebrei a salvarsi dalle persecuzioni, si rifiutò di lasciare il proprio posto anche di fronte a quella che sarebbe stata una promozione a Caserta. Nel marzo del 1939 un primo contingente di 800 ebrei, che sarebbe dovuto essere consegnato alla Gestapo, venne fatto rifugiare nel vescovado di Abbazia grazie alla tempestività con cui Palatucci avvisò il gruppo del pericolo che lo minacciava. Nel novembre 1943 Fiume, pur facente parte della Repubblica Sociale Italiana (il nuovo stato fascista nel centro-nord Italia nato per volere di Hitler e con a capo Mussolini), entrò a far parte della Adriatisches Kustenland, ossia il "Territorio d'operazioni del litorale Adriatico", controllato dai nazisti per ragioni strategiche, ed il comando militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva personalmente, Palatucci decise di rimanere al suo posto, far scomparire gli archivi contenenti informazioni sugli ebrei fiumani e salvare più persone possibili. Contattati i partigiani italiani, egli cercò di coordinare una soluzione politica post-bellica per il territorio di confine fiumano, proponendo l'istituzione di uno "Stato Libero di Fiume" onde evitare che questo territorio, che correva il rischio di dover venir ceduto dall'Italia alla Jugoslavia (cosa che, purtroppo, successe), mantenesse una sua indipendenza. Le spie tedesche però diedero informazioni sulla sua attività. Per contrastare ulteriormente l'azione dell'amministrazione nazista, vietò il rilascio di certificati alle autorità naziste se non su esplicita autorizzazione, così da poter aver notizia anticipata dei rastrellamenti e poterne dar avviso. Inoltre inviava relazioni ufficiali al governo della Repubblica Sociale Italiana, dalla quale formalmente Fiume dipendeva, pur essendo controllata direttamente dalle truppe naziste, per segnalare le continue vessazioni, le limitazioni nello svolgere le proprie attività ed il disarmo a cui i poliziotti italiani della questura di Fiume erano stati assogettati dai tedeschi. Ma fu tutto inutile operchè il governo non aveva molta autorità, essendo sottomesso al controllo tedesco.
Così il 13 settembre 1944 Palatucci venne arrestato da Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre il trasferimento nel campo di sterminio di Dachau dove morì pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni.
A ricordarlo nella celebrazione il sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta, il vice sindaco di Anzio Ruggero Garzia, il direttore della scuola ispettori di polizia di Nettuno Giuseppe Reccia, gran parte della giunta comunale nettunese insieme alle autorità militari: carabinieri, finanza, capitaneria di porto, polizia di stato, municipale, esercito e rappresentanti dell'Ufficio Armamenti Terrestri del Poligono militare a Nettuno.
A ricordare Palatucci con una preghiera il rabino della Comunità Ebraica di Roma Walter Di Castro e tante scolaresche intervenute in onore del commissario vittima della Shoah insignito della medaglia d'oro al merito civile, nominato "Giusto tra le nazioni" e venerato col titolo di "Servo di Dio" dalla Chiesa cattolica. Sulla targa voluta dal Comune primeggia una sua frase: "Vogliono farci credere che il cuore sia solo un muscolo e ci vogliono impedire di fare quello che il cuore e la nostra religione ci dettano» ".
(Foto Avvisati)