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CASO 'TOSI'. L'ARRESTO DELL'EX SENATORE DI GIROLAMO FERMA L'INGRESSO DELLA 'NDRANGHETA NELLA CASA DI RIPOSO NETTUNESE

CASO 'TOSI'. L'ARRESTO DELL'EX SENATORE DI GIROLAMO FERMA L'INGRESSO DELLA 'NDRANGHETA NELLA CASA DI RIPOSO NETTUNESE

Nettuno e la 'Ndrangheta. Sicuramente un rapporto c'é o stava per esserci, non solo per le indiscrezioni di qualcuno ma soprattutto dopo le ultime vicende legate alla figura di Nicola Di Girolamo, ex senatore Pdl, arrestato nei giorni scorsi per l'inchiesta relativa al riciclaggio di capitali proprio della 'Ndrangheta, il clan calabrese ormai radicato in società, aziende commerciali ed istituzioni italiane ed estere.
Di Girolamo, che si é dimesso dal ruolo di senatore dopo lo scandalo che lo ha travolto, c'entra con Nettuno perché era anche il presidente del consiglio direttivo della fondazione "Porfiri onlus", l'ente che si sarebbe dovuto occupare della gestione della casa di riposo nettunese "Tosi". Sull'atto ufficiale mancavano solo le firme dell'ex senatore corrotto e poi la frittata era fatta. Con la bozza di accordo che il Comune stava per formalizzare, la Fondazione '"Porfiri" si sarebbe impegnata ad effettuare i lavori di messa in sicurezza della struttura di via Romana oltre che ad incrementare i posti letto, altri 13 in aggiunta agli attuali 36, e a rilanciare la caa di riposo con un "piano industriale".
Sconcerto da parte della giunta nettunese, specie da parte dell'assessore ai Servizi Sociali Domenico Cianfriglia il quale ammette che la firma di un senatore della Repubblica avrebbe fornito alla casa di riposo una garanzia. Ma dopo l'arresto del 23 febbraio scorso, la figura di Di Girolamo avrebbe creato il peggio.
L'ex senatore é accusato di aver partecipato ad un sodalizio criminale tra il 2003 ed il 2006 ed avrebbe riciclato oltre due miliardi di euro. E non finisce qui perché la sua elezione nel collegio estero di Stoccarda sarebbe stata pilotata da brogli elettorali, ovvero un lavoro compiuto dalla famiglia Arena, della 'Ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto, che avrebbe acquistato numerose schede elettorali tra gli immigrati calabresi a Stoccarda apponendo il voto per Di Girolamo. Tutte accuse frutto delle intercettazioni telefoniche tra l'arrestato e Gennaro Mokbel, uomo legato ad Antonio D'Inzillo, omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis.
Ora restano i dubbi sulla casa di riposo "Tosi" che il Comune si ostina a dare in gestione a terzi perché - come sottolinea Cianfriglia - "la gestione diretta é antieconomica". A contestare questa linea proprio l'opposizione. "Restiamo dell'idea che un Comune dinamico che si sta adoperando per rimettere ordine al proprio bilancio - sottolinea Mariano Leli - sia in grado di gestire direttamente la 'Tosi' che ha una funzione sociale importante e che quindi non può essere assoggettata ad un piano di impresa".