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GIALLO PALATUCCI: COLALUCA, UOMO SOLITARIO E FRAGILE, POCHI AMICI E NESSUN NEMICO. INDAGINI SERRATE, AL VAGLIO TUTTE LE PISTE

GIALLO PALATUCCI: COLALUCA, UOMO SOLITARIO E FRAGILE, POCHI AMICI E NESSUN NEMICO. INDAGINI SERRATE, AL VAGLIO TUTTE LE PISTE

Ad una settimana dal brutale omicidio di Antonio Colaluca c'è ancora assoluto riserbo sulle indagini che proseguono serrate.
Tante le piste al vaglio degli inquirenti della Squadra Mobile di Roma dopo il ritrovamento del corpo nel Parco Palatucci a Nettuno: delitto a stampo criminoso, vendetta trasversale, ma anche debiti, gioco d'azzardo oppure gruppi di drogati che si sono accaniti su un uomo solo ed indifeso.
Nulla è certo, sono solo indiscrezioni, mentre si continua ad indagare sulle amicizie di Colaluca, 46enne nettunese descritto da familiari ed amici come una persona mite, solitaria, buona. Insomma, una persona che non avrebbe mai fatto del male a nessuno, così come sembra improbabile che tra le sue poche amicizie ci siano stati dei criminali che avrebbero voluto farlo fuori.
Un omicidio brutale, lui con mani e piedi legati, sgozzato, molto probabilmente con il collo di una bottiglia di birra, e con la testa coperta da un sacchetto di plastica. Un omicidio che ricorda le faide mafiose con modalità tipiche della malavita organizzata. E poi insospettisce la scelta degli assassini di lasciare il corpo nel parco, la notte subito dopo la festa dell'Unità, come a dimostrare l'omicidio e a favorire il ritrovamento del corpo. In altri casi, infatti, il corpo sarebbe stato fatto sparire.
Gli inquirenti, diretti dal magistrato Giovanni Taglialatela, stanno indagando su Colaluca. L'uomo era in cura al Dipartimento di Salute Mentale; i suoi erano dei disturbi leggeri, quelli di una persona debole e fragile. Colaluca viveva in un appartamento di via Liguria con il fratello Maurizio (quel giorno in vacanza in Sardegna), infermiere all'ospedale "Riuniti", che provvedeva all'andamento della casa, mentre Antonio, grazie alla sua pensione di invalidità ed una piccola reversibilità del padre, provvedeva solo a sè stesso: comprava da mangiare, acquistava sigarette e poi qualche puntatina al videopoker. Colaluca non era un giocatore incallito, questo è poi emerso dalle varie testimonianze, contrariando quanto sospettato qualche tempo fa.
Una persona solitaria che era solita passeggiare nel parco con il suo cane, lo stesso cagnolino che sul balcone di casa attende ancora il suo padrone che non tornerà più. Colaluca aveva pochi amici e pare nessun nemico, la sua era una vita regolare, fedina penale pulita; il 46enne era poi solito rientrare presto a casa ed era un tipo meticoloso e pauroso. La sera dell'omicidio, verso le 22, la sorella Anna, anche lei infermiera, si era preoccupata per il fratello che ancora non era rientrato e che di solito a quell'ora era già a casa. Antonio portava sempre con sè il telefonino per chiamare e ricevere telefonate, non lo spegneva mai. Quella sera, poco dopo le 22, il suo telefonino era già spento. Forse il 46enne era già in mano ai suoi aguzzini che, prima di pestarlo e sgozzarlo, lo hanno rapinato di tutto: telefono, soldi, oro, anche del suo piccolo orecchino. La vittima, forse uccisa al di fuori del Palatucci, poi è stata trasportata nel parco dall'ingresso di via Armando Diaz.
I familiari, provati dal dolore, restano scioccati per un l'omicidio, un fatto così atroce ed inatteso.